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La religiosità rallenta demenza senile / L'attitudine alla spiritualità si assocerebbe a una riduzione dalla velocità del decadimento cognitiva

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    francocoladarci
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    00 01/02/2010 15:26
    L'attitudine alla spiritualità si assocerebbe a una riduzione dalla velocità del decadimento cognitiva
    Da Corriere.it 30/1/10

    VENEZIA - La religiosità, intesa come attitudine alla religione o spiritualità, rallenta la progressione della demenza senile. È quanto emerge da uno studio di due ricercatori della Clinica geriatrica dell' Università di Padova, diretta dal professor Enzo Manzato e pubblicato sulla rivista «Current Alzheimer Research».
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    LO STUDIO - Lo studio è stato condotto su 64 pazienti affetti da Alzheimer in differenti stadi della malattia, monitorando per 12 mesi la progressione della demenza, dopo aver suddiviso gli ammalati in due gruppi: quelli con un basso livello di religiosità e quelli con un moderato o alto livello di religiosità. Per un anno i pazienti sono stati sottoposti a test per misurare il loro stato mentale e la loro funzionalità nelle attività quotidiane, sia quelle che permettono un primo grado di autosufficienza (vestirsi, lavarsi e mangiare da soli) sia quelle maggiormente complicate (come telefonare).

    I malati del gruppo con basso livello di religiosità hanno avuto nell'anno una perdita delle capacità cognitive del 10% in più rispetto a quelli con un livello di religiosità medio-alto.
    Le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer non sono guaribili, farmaci e condizioni particolari di vita possono solo rallentarne la progressione. «È noto che gli stimoli sensoriali provenienti da una normale vita sociale rallentano il decadimento cognitivo - spiega il professor Manzato - ma nel caso dello studio riportato sembra essere proprio la religiosità interiore quella in grado di rallentare la perdita cognitiva. Non si tratta quindi di una ritualità cui si associano determinati comportamenti sociali, bensì di una vera e propria tendenza a credere in una entità spirituale».


    Franco

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    lovelove84
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    00 01/02/2010 20:59
    Francuccino, mi puoi dare il link? cosi stampo la paginina?
    grazie
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    AVER PAURA DEL DIAVOLO E' UNO DEI MODI DI DUBITARE DI DIO ...
  • Elyy.
    00 01/02/2010 21:07


    Oh poveri atei!... [SM=x2081762] poveri in tutti i sensi!



    [SM=g10723] Ely




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    lovelove84
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    00 01/02/2010 21:35
    Re:
    Elyy., 01/02/2010 21.07:



    Oh poveri atei!... [SM=x2081762] poveri in tutti i sensi!



    [SM=g10723] Ely








    [SM=x2081763] eeee ma anche loro non saranno fuori, dato che sono anche spiritualmente coinvolti a credere all inestistenza di Dio...


    [SM=g7279]
    --------------------------------------------------
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    Bicchiere mezzo pieno
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    00 01/02/2010 21:50
    beh c'è chi scrive studi in cui vengono messi in risalto i buoni effetti della fede e c'è chi invece che fa studi in cui viene messa in risalto la maggiore intelligenza degli atei rispetto ai credenti. [SM=g6794]

    Guardate cosa ho trovato sul web:

    notizie.virgilio.it/tecnologia/gli_atei_sono_piu_intellige...

    “O si pensa o si crede” diceva Arthur Schopenhauer. Deve essersi ispirato a questa massima Richard Lynn, il settantottenne professore emerito britannico che ha recentemente lanciato una delle sue provocazioni: non credere in Dio e nei dogmi religiosi rende più intelligenti. [SM=g6794]
    Lynn, professore di psicologia dell’Università di Ulster sta mettendo in subbuglio il mondo accademico e non solo, per via di una tesi, a dir poco eretica, blasfema.

    Che il sonno della ragione, l’oscurantismo generasse mostri era cosa risaputa. Ma che le persone intelligenti, con un alto quoziente intellettivo, tendano ad essere atee è un’assoluta primizia scientifica. Fondamenti tutti da dimostrare, ovviamente, ma indubitabilmente molto suggestivi. Quozienti più bassi portano ad avere un’adesione alla fede maggiore. [SM=g6794]

    L’articolo, destinato a fare rumore, apparirà nel prossimo numero della rivista "Intelligence". "Times Higher Education" pubblica in anticipo alcuni stralci della ricerca.

    Nel suo studio il professor Lynn è stato affiancato da John Harvey ed Helmut Nyborg, i quali hanno rispolverato alcune analisi risalenti al 1990, secondo le quali solo il 7 per cento dei membri della American National Academy of Sciences risultava aderente a una confessione religiosa. [SM=g6794]

    Lynn non è nuovo a exploit di questo genere. Il docente riprende anche la considerazione che solo il 3,3 per cento della popolazione britannica dichiara di credere in Dio, a dispetto dell'alto numero di credenti sulla carta, vale a dire, il 68,5 per cento dei sudditi della Regina d'Inghilterra. L’ateismo per certi versi è stato un prodotto dell’evoluzione, e se un indubbio declino dell’osservanza dei precetti religiosi nell’ultimo secolo ha coinciso innegabilmente con un aumento dell’intelligenza media [SM=g6794] , sono le conclusioni di Lynn ad alimentare il dibattito.

    La comunità scientifica non ha accolto molto favorevolmente la portata degli argomenti di Lynn e sostiene a riguardo, come nel tempo ci sia stata una compresenza di uomini di fede, contestualmente a grandi scienziati agnostici e miscredenti. In tal senso costruire strette correlazioni si potrebbe rivelare quantomeno azzardato. Questo il parere di Andy Wells, della London School of Economics, e di Gordon Lynch, direttore del Centre for Religion and Contemporary Society di Birkbeck. Mosche bianche, tutto sommato i credenti tra i cattedratici, notoriamente legati ad approcci più laici e teistici.

    PS: le faccine sono le mie. [SM=g7405]

    [Modificato da Bicchiere mezzo pieno 01/02/2010 21:51]
    La verità non è qualcosa di statico ma è basata su una conoscenza progressiva, in grado di mettere in discussione anche i precedenti concetti raggiunti usando il modello del metodo scientifico
  • Aquarius83
    00 02/02/2010 17:18
    Se permettete un parere dal di dentro (non tra i senili ma tra i ricercatori :) )..

    La demenza senile per sua natura è innarrestabile e non conosce di per sé né religioni nè sentimenti.
    Tuttavia la costanza e l'attaccamento verso dei ricordi e impressioni di natura emotiva resistono più di altri aspetti. Questo perché la natura dell'apprendimento non risiede nell'ippocampo e nell'apparato mnemonico, ma da tutt'altra parte. Questo risparmia, seppur poco, questo tipo di ricordi.
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    Trianello
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    00 04/02/2010 00:37
    In effetti, credo che se lo studio avesse preso in esame vecchi militanti di un qualche partito politico, molto legati alla loro "ideologia" o alla loro "causa", avrebbe ottenuto risultati non dissimili.

    -------------------------------------------

    Deus non deserit si non deseratur
    Augustinus Hipponensis (De nat. et gr. 26, 29)

  • Aquarius83
    00 04/02/2010 12:19
    Esattamente..
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    JonnyCaloG
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    00 06/02/2010 15:52

    Ogni persona che tenga attivo il cervello, sia a causa di una fede che a causa di curiosità scientifica che amando intensamente il proprio partner che pensando a quale nuovo tipo di ballo imparare che pensando a quale opera teatrale andare a vedere ecc.. ecc.. vivrà più a lungo mantenendo una certa lucidità mentale fino alla fine

    Garantito!


    [SM=g1916242]




    JonnyC